Catechesi che entra dai piedi

La strada, e lo scoutismo, si dice, entra dai piedi. La catechesi, e non solo in stile scout, pure. A questo vorrei dedicare la chiacchierata di stasera.

 

La scoutismo entra dai piedi …

Cominciamo dallo scoutismo perché, se no, non c’intendiamo bene. Sappiamo bene (almeno spero) che nella vita scout è inutile pensare di formare dei bravi scout trasformando lo scoutismo in una serie di nozioni da imparare. Lo scoutismo si deve vivere, si deve farne esperienza.

La strada s’impara camminando, ed il miglior trapasso di nozioni scout avviene nel vissuto scout stesso, nelle uscite, in caccia, al campo, in route. Non s’impara come si accende il fuoco su una lavagna, ma guardando, imparando, provando, fallendo, e provando ancora. Così pure s’impara a vivere la promessa e la legge. È qui che i più grande insegnano ai più piccoli, è qui che i più grandi impara ad essere un fratelli/sorelle maggiori, e punto di riferimento positivo per i più piccoli.

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Al fuoco di brace (Gv 21,9.15-19)

Alcune letture bibliche ti trasportano nella memoria in posti speciale. La lettura di oggi mi trasporta in riva al lago di Galilea, a Tabgha precisamente, dove una piccola chiesa e spiaggetta custodisce la memoria di questo momento [nota 1]. Questo brano mi trasporta pure in un altro luogo: la base nautica di Bracciano, ed in particolare all’altare in riva al lago, che nella mia memoria ricorda molto quella spiaggia a Tabgha. Rimaniamo, per la lectio di oggi, in tema pasquale, e propongo la seconda parte di Giovanni 21 (versetti 9 e 15-19) [nota 2]. Vorrei focalizzare la preghiera sul dialogo tra Gesù e Pietro, in versetti 15-19, mentre il versetto 9, che mette questo dialogo al fuoco di brace in riva al lago di Galilea, come vedremo, ci da un importante indizio.

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Per il tempo di Pasqua …

Il tempo pasquale – le sette settimane tra la Domenica della Risurrezione e la Pentecoste – ci offre l’opportunità di ritornare, di rifocalizzare sul mistero della Pasqua. Vorrei, per questo riproporre alcune lectio, proprie della Settimana Santa e Pasqua:

  • La lavanda dei piedi (Gv 13,1-15). Il Vangelo della messa in Cena Domini, ci propone quel gesto forte di Gesù che lava i piedi dei suoi apostoli.
  • La tomba vuota (Gv 20,1-9). Il brano che si legge la Domenica della Risurrezione, ci mette davanti alla tomba vuota di Gesù, e l’assenza del suo corpo morto come segno della risurrezione avvenuta;
  • Le riconobbero nello spezzare del pane (Lc 24,13-35). Il racconto dei discepoli di Emmaus che si legge la Domenica di Pasqua sera, nel quale Cristo si rivela ai suoi discepoli spiegando le Scritture e spezzando il pane.

Per alcuni, saranno ancora momenti / brani nuovi. Per altri, forse, un ritorno a pregare su brani già visti. L’invito, come sempre, è quello di non fermarsi solo a leggere questi pochi commenti, ma lasciare che diventi una vera e propria lectio divina, un momento di preghiera con la Parola di Dio.

Buona strada!

 

La tomba vuota (Gv 20,1-9)

Il tempo di Pasqua c’invita a fermarci davanti al mistero della risurrezione. Per il cristiano, come ci ricorda S. Paolo, la verità della risurrezione di Cristo è verità fondamentale, nel senso più immediato. È quella verità che sta alle fondamenta: senza la risurrezione di Cristo, vana è tutta la nostra fede (1 Cor 15,14).

Per la lectio di oggi, vorrei soffermi sul prima momento dopo la risurrezione nel Vangelo secondo Giovanni (20,1-9).

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Riconoscere la voce di Dio

Tra i racconti dell’esodo, uno che trovo divertente ed a suo modo profondo è il film d’animazione Il Principe d’Egitto della DreamWorks (1998). Una delle scelte del film mi aveva colpito in modo particolare: quella per la voce di Dio che parla a Mosè. Dopo tante opzioni, anche provando una voce a più strati (multi-layered) o una sintetizzata al computer, si era scelto di usare la voce stessa di Mosè. Il che riflette una verità profonda, Dio parla in noi attraverso la nostra stessa voce interiore. Sant’Agostino parla di Dio come interior intimo meo, più vicino a noi di quanto noi lo siamo a noi stessi.

Questo, però, porta ad una domanda che mi viene posta diverse volte: “come posso riconoscere la voce di Dio? Come so che non sto parlando a me stesso?”  Perché se parliamo di preghiera personale, di lectio che sfocia in conversazione con Dio, questa domanda sicuramente non è indifferente.

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Le riconobbero nello spezzare del pane (Lc 24,13-35)

La liturgia del giorno di Pasqua sera ci offre come lettura il racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), che i vangelo secondo Luca pone la sera stessa del giorno della risurrezione di Gesù. In diversi modi, come vedremo in questa lectio, il brano non vuole essere solo racconto di eventi, ma anche un’archetipo per l’esperienza del cristiano, e ci offre in nuce la base della celebrazione liturgica dell’eucarestia. Ma andiamo un passo alla volta.

Suggerisco, a chi è nuovo al blog e alla lectio divina, di leggere prima alcune indicazioni che trovate qui.

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La lavanda dei piedi (Gv 13,1-15)

Al cuore della vita cristiana sta il grande mistero della Pasqua, quegli eventi della passione, morte e risurrezione di Gesù che celebriamo in modo particolare questi giorni della Settimana Santa. Ormai, molti di noi cristiani gli prendiamo quasi per scontati (se non altro, per abitudine) e non rendiamo conto della portata di quello che celebriamo, e sottovalutiamo la fatica che ciò spesso comporta, San Paolo dice che la croce è “scandalo per i Giudei, stoltezza per le genti” (1 Cor 1,23), e per molte persone rimane anche oggi uno scandalo, nel senso etimologico, cioè una pietra d’inciampo. Perché mai la morte cruenta e crudele tramite la crocefissione – una delle torture peggiori che si possa immaginare – abbia un valore salvifico per noi e per tutti?

Gesù, però, ci offre una risposta. La sera prima della sua Passione compie due gesti che danna una chiave di letture alla sua passione: l’istituzione dell’eucarestia, ricordata da S. Paolo nel prima lettera ai corinzi (1 Cor 11,23-25) e i Vangeli sinottici (Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,15-20), e la lavanda dei piedi, ricordato dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15) e echeggiato indirettamente da Luca (Lc 22,24-30). Nella messa In Cena Domini del giovedì santo, la Chiesa ci offre i due brani (1 Cor 11, e Gv 13), e i due gesti – la lavanda dei piede e l’eucarestia. Perché la lavanda dei piedi e l’eucarestia vanno insieme, e insieme offrono la chiave di lettura per del mistero pasquale.

Per la lectio di oggi, mi soffermerò sulla lavanda dei piedi, in Giovanni 13,1-15 [qui su Bibbia.edu].

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